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La stagione 2015 – 2016 del Teatro Alla Scala di Milano debutta con una scelta particolare: il balletto su musica di Prokofiev, CINDERELLA. La coreografia è di Mauro Bigonzetti, una delle  firme più convincenti nel panorama della danza; guida di celebri talenti come in questo caso, Roberto Bolle e Polina Semionova (19, 20 dic. – 12, 14, 15 gen. / Federico Bonelli e Nicoletta Manni: 31 dic.).

Nella presentazione del balletto, la premessa è la particolare amicizia che lega le due étoile. Un incontro artistico di alto livello tecnico nel quale anche l’empatia gioca il suo ruolo chiave. E questo è un particolare non di poco conto, se inserito nel contesto del balletto stesso: la fiaba per eccellenza.

Proprio quella del: “E vissero felici e contenti”.

In verità ci sono versioni diverse della fiaba, teniamoci fra Perrault (cui si riferisce questa) e Disney, consapevoli che quella dei fratelli Grimm fosse con sfumature più crude benché in linguaggio meno ricercato. E guardiamo a un particolare che scompare in questo balletto: la scarpetta. In cristallo nei primi due casi; in seta, argento e oro per le diverse serate di ballo, nell’altra versione.

La visione coreografica di Bigonzetti è certamente prismatica, spazia dal repertorio classico (che affronta come in questo caso) al moderno/contemporaneo e, come ormai l’ambito coreutico di oggi sembra esprimersi, cerca una connessione forte fra la partitura musicale che tratteggia e accompagna la scrittura della coreografia, cioè i passi e gli ensemble delle variazioni, e l’attualizzazione della storia.

Cambiano i simboli, che sono i filtri artistici fra la percezione del reale e quella del fantastico; non la loro funzione comunicativa.

Occorre tenere in considerazione la sensibilità e la ricercatezza stilistica del coreografo come l’espressione specifica del lavoro dei danzatori, come dicevo, non fatta di sola tecnica virtuosistica, ma anche di affiatamento. Tutto nell’insieme viene percepito in scena con armonia.

Il balletto è abbastanza tortuoso perché sia più vivace e ricco lo spunto innovativo cui è chiamato Bigonzetti, che ricrea uno spazio musicale in cui mantiene le figure e i ruoli (Cinderella, le sorellastre, la matrigna cattiva, La Fata Madrina, il Principe, la ricerca, il lieto fine, le Fate delle stagioni…) per ottenere un effetto che sia piuttosto suggestivo. Perciò seppur narrata, la fiaba non è moraleggiante, bensì magicamente trascinante.

Bigonzetti sceglie di scostarsi dalla metafora della ‘scarpetta’ (che richiama rituali biasimevoli dei piedi fasciati, e un contesto di limitazione della figura femminile, che Cenerentola di fatto vive) e fra le mani del Principe innamorato rimane proprio l’abito di Cinderella. Il sogno di ogni fanciulla.

L’abito del ballo è un cult.

A mio avviso la scarpetta era ‘la parte per il tutto’, perciò non mi soffermerei sull’aspetto concettuale della scelta, ma sarei piuttosto curiosa di vederne la resa teatrale. L’effetto scenico, come lo realizzeranno i due interpreti d’eccezione e come il balletto coinvolgerà il pubblico più esigente.

(ph.Brescia/Amisano)

https://youtu.be/ZM1OIWhcRuw

Stefania Sanlorenzo

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