Delle volte succede che due persone che sono diventate icone nella propria disciplina si incontrino.
In fin dei conti è abbastanza normale, se ci pensate…
Mi viene in mente una foto con Anna Pavlova e Charlie Chaplin, seduti vicini e sorridenti, tutto normale, se non fosse che loro sono chi sono. In quel momento reagisci e ti chiedi che cosa stessero pensando o facendo, come si fossero incontrati, casualmente o si erano dati appuntamento. Ci sono tante strade nella vita e bivi, rotonde o bruschi corridoi che si innestano e definiscono un nuovo percorso.
Io ho assistito a una scena del genere, non esattamente quella della foto, quella del ‘corridoio’: la signora del minimalismo incontra una delle tre più rappresentative autrici del teatro-danza. Mi è venuto da pensarlo proprio in questi giorni in cui hanno deciso di assegnare il Leone d’Oro alla carriera a Lucinda Childs. Evviva! Per noi che la apprezziamo infinitamente è un evento importante (23 giugno 2017-Biennale Danza, Teatro alle Tese, ore 21.30).

“Allora, Stef, io e alcuni miei colleghi eravamo sulla porta della sala ballo Poliakov, in pausa pranzo, presumo, ed ecco, nel corridoio questa strana stretta di mano tra due correnti artistiche che riguardano la stessa disciplina, la danza, ovvio. Due donne che si salutano, si sorridono e ognuna sa del mondo dell’altra anche se non si sfiora mai.”
Certo fanno coreografia, ma davvero non riesco a immaginare nulla di contemporaneo più lontano e divergente. Lucinda Childs e Reinhild Hoffmann si baciano e chiacchierano amabilmente davanti a me che brucio sinapsi e le vedo danzare insieme. Una ritmica e l’altra con un gesto che racchiude il senso di quell’incontro. L’ultima frontiera della fantasia umana, una composizione trasversale e bellissima. “Mi conosci Stef, sai quante fotografie mentali ho in archivio!”.
La signora Childs ha lavorato molto con MaggioDanza, grazie al nostro direttore di allora, Giorgio Mancini, perciò ho avuto la fortuna di danzare quattro sue opere coreografiche, tre delle quali montate sulla compagnia. Una, quella di cui vorrei parlare, si chiama “Chairman Dances”, è stata composta nel 2000 per Les Ballets De Monte-Carlo, sulla musica di Gorecki. E’ un pezzo per dodici danzatori e due solisti e, sebbene si tratti di un balletto astratto (e ve lo dico perché sarebbe sbagliato pensare che la signora Childs non prenda in considerazione la narrazione durante i suoi lavori), che si ispira alla visita di Nixon in Cina.

Quello che succede è, anzi che successe allora, fu la seguente cosa. Lucinda arrivò in sala ballo con lo spartito; cominciammo a contare e non smettemmo più fino all’ultima recita. Poteva essere che uno dovesse entrare al “cinque della nona frase di otto”. Poi c’erano le frasi irregolari… La sequenza dei passi si adeguava alla frase musicale, incroci arditi nello spazio. Un conto in ritardo e il frontale era assicurato. Tutto cronometrico, C R O N O M E T R I C O. La bellezza assoluta dell’aderenza al tempo e alla geometria della musica. La sequenze danzate erano relativamente (RELATIVAMENTE) facili e ricombinabili. In quel relativamente, escludo le “fast couples” non spiegandovi come mai, tanto mi sa che ci arrivate da soli, vero?!
Potremmo parlavi ancora ore di quei dodici minuti di balletto, un mesetto di “Einstein on the beach” (produzione di Bob Wilson anni ’80), di altre multiformi creazioni della signora Lucinda Childs, ma è giusto farlo? Forse più avanti, per ora speriamo di avervi messo una pulce nell’orecchio, o ricordato l’esistenza di questa meravigliosa autrice, che merita perlomeno un incontro, un approfondimento.
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“Continuo a spiegarti, Stef, la mia foto mentale di due signore che danzano insieme”.
Margherita Mana

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