In Italia non sono molte le Compagnie di Balletto che riempiono i teatri, tantomeno coloro che decidono di investire tempo e denaro nel crearne una e lavorare su produzioni con la necessità di differenziarsi dal panorama circostante. Il Balletto di Benevento è una di queste eccezioni.
Nato nel 2012, l’ensemble tersicoreo ha debuttato nell’ambito della XXXIII edizione del Festival Benevento
Città Spettacolo con la performance «Racconti Mediterranei»; da allora non ha smesso di mettere d’accordo critica e pubblico con i diversi allestimenti prodotti.

Noi di iodanzo.com abbiamo intervistato per voi la Direttrice Carmen Castiello, perfezionatasi all’Accademia Nazionale di Danza di Roma, all’Accademia di Montecarlo, oltre ai numerosi corsi
seguiti all’Opera di Roma, alla Scala e all’Università Roma 3.

Dopo un trentennio nel quale si divide tra attività coreografica e didattica ha deciso di investire nella fondazione di questa Compagnia, anche se il momento storico economico non è dei più favorevoli. Cosa l’ha portata a fare questa scelta, a seguire questo progetto?
Ho scelto di investire sulla danza, sulla bellezza e la magia dello spettacolo dal vivo affinché, insieme alla musica dal vivo e ai meravigliosi luoghi storici della nostra città che diventano splendidi palcoscenici, potessero dare al pubblico quelle forti emozioni che sono spesso riservate ai grandi teatri e ad un grande pubblico. Anche la Provincia ha il diritto e il desiderio di godere del ‘bello’ e di emozionarsi con la danza. Lavoriamo con l’obiettivo di avvicinare le persone ad un mondo spesso sconosciuto. Siamo stati premiati in termini di presenza di spettatori poiché promuoviamo la danza di ‘qualità’.

Molte sono le produzioni sulle quali ha lavorato come regista, per ricordarne alcune “Carmen”, che ha visto Josè Perez nelle vesti di coreografo e interprete e la sua versione di West Side Story. Come racconterebbe, a chi non ha mai visto un suo spettacolo, il suo stile di regia? In cosa ci tiene a differenziare le sue dalle altre produzioni?
Le mie scelte registiche sono coerenti con il balletto e l’idea dello spettacolo che allestiamo, che punta sempre alla semplicità ed alla chiarezza dei messaggi. Vogliamo che il pubblico possa riconoscersi nei protagonisti, immedesimarsi e vivere con loro i sentimenti, la passione, l’amore, la gioia. Per il nostro repertorio, perciò, abbiamo volutamente scelto tematiche semplici e popolari. La nostra scelta è stata pienamente condivisa da Josè, un artista molto ‘mediterraneo’ e sanguigno.

Come sceglie gli interpreti delle sue produzioni? Cosa ricerca in un danzatore?
Li scelgo in base alla qualità del movimento, ma soprattutto a colpirmi è l’interiorità. Questo fa sì che l’interprete si avvicini il più possibile all’idea di mettere in scena uno spettacolo di cui il danzatore ne sia il sincero portavoce dei sentimenti e degli obiettivi.

Le platee sono sempre piene grazie alla sua capacità di realizzare spettacoli rivolti ad un pubblico ampio, fatto non solo di ballettomani ed addetti ai lavori, con la convinzione che la danza debba essere un linguaggio accessibile a tutti. Come trasforma qualcosa che è sempre stato considerato ‘di nicchia’ in qualcosa che può raggiungere le grandi platee?
Abbiamo deciso di proporre spettacoli dalle tematiche semplici perché ritengo che il pubblico vada ‘educato’ ad un linguaggio che spesso è considerato ermetico, ma che in fondo è parte naturale della vita dell’uomo. Sicuramente ha contribuito al successo dei nostri spettacoli il fatto che la danza è accompagnata dalla musica dal vivo. Oltre all’Orchestra Filarmonica di Benevento, con la quale abbiamo realizzato “Carmen”, “Romeo e Giulietta”, “Il mare … dentro”, “West Side Story”, nel tempo abbiamo creato balletti con gruppi che fanno musica di ricerca. Abbiamo collaborato, ad esempio, con Il Canzoniere della Ricca e della Manca per “Racconti Mediterranei”, con la cantante Maura Minicozzi ed il suo gruppo di musicisti per “Tangoquerido” e “La strada per la luna”, ispirato ai film di Fellini, e ancora con L’Ensamble ‘900 diretto dal maestro Debora Capitanio per “Voci di Donne”. Ciò ha indotto molte persone a venire in Teatro, con la certezza di tornare a casa portando qualcosa con sé.

Tra i progetti che ci hanno colpito sappiamo che lei si dedica a laboratori di danza nelle carceri con le detenute. Da cosa nasce questa idea e quanto è importante riabilitare e dare una vera passione a coloro che hanno sbagliato?
Il progetto prende vita dalla considerazione che la danza è sempre stata parte integrante del quotidiano di ogni comunità, momento di concentrazione e di meditazione. Fin dal mondo antico l’arte coreutica ha avuto una carica fortemente comunicativa, una funzione catartica e liberatoria, quindi dotata di una notevole capacità terapeutica. Da qui nasce l’idea che nel mondo della detenzione la danza può, con naturalezza, essere portatrice di un’idea: condividere percezioni in una dimensione nella quale non c’è imposizione ma partecipazione, una partecipazione che vede condividere il “sentire”, o meglio il “ri-sentire” emozioni e sentimenti dimenticati.

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