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Questa volta Marghe ed io abbiamo mancato tutte le coincidenze, i crossover, gli sliding doors temporali, insomma siamo rimaste bloccate nelle rispettive routine. Tuttavia il ‘Karma’ ci è venuto incontro.

Margherita ha deciso che doveva rimettere in forma il suo corpo e che la palestra, con tutti quei possibili corsi che offriva, era perfetta: si è sparata due ore e mezza di tortura pura e ha buttato fuori tutte le tossine che voleva, riattivato ogni muscolo e, tonificata, ha deciso che era in pace con se stessa, perciò è anche andata all’Ipermercato. Poi, stravolta e carica come un mulo, ha affrontato impavida la via del bosco e sulla salita il suo motorino ha dato forfait.

Io ho chiamato in quel momento di grazia.

Un bosco, la nebbiolina e una ballerina, come potevo non avere una visione dell’Atto Bianco per eccellenza? La Sylphide!!!

Conoscete questo romantico balletto dell’Ottocento che ha segnato la prima volta di una ballerina che danza in scena in punte?

Margherita era un tantino fuori contesto nell’insieme dell’agitazione, della stanchezza e del fatto che probabilmente non sapeva come recuperare anche un essenziale componente famigliare. Ma siamo in una favola e alcune di esse, oltre alle streghe cattive, hanno le nonne buone.

Sistemata la questione c’è stata la dissolvenza.

Dall’ambiente artificiale della palestra ci siamo trovate immerse nella natura così come un corpo fermo da un poco di tempo si è rimesso in moto, mentre il motorino che la scorrazza ovunque, come fiero destriero, si è fermato di colpo nel bosco.

Il caso ci sospinge verso qualcosa che forse non volevamo svegliare: la Silfide raccoglie bacche e fiori, insegue farfalle, trasformando tutto in tema molto ecologico.

In verità questo balletto ha tantissime chiavi di lettura. Intanto la Marghe ha fatto la Sylphide, Effie e la strega Magde, perciò sa benissimo in che pasticcio coreografico si trova al momento.

Io posso raccontarvi brevemente la trama: James, bello e aitante scozzese dovrebbe sposare Effie, secondo le tradizionali nozze nelle Highlands; Gurn ama Effie, e sarà l’elemento tramite perché tutto si trasformi in tragedia. L’amore impossibile fra la delicata Silfide, che la notte visita James in sogno, viene scoperto da Gurn e oltre a far saltare il matrimonio (egli sposerà in verità Effie), causa il compiersi del maleficio della maga: con un drappo avvelenato la Silfide muore, perdendo le ali.

Ora questo balletto ha avuto almeno tre diverse coreografie e anche spartiti musicali differenti: debuttò nel 1832 all’Opéra de Paris, su coreografia di Taglioni; ne esiste una versione italiana di Cortesi, del 1841, e una coreografia piuttosto famosa di August Bournonville, danese, andata in scena a Copenaghen con la ballerina Lucile Grahn nel 1936. Benché Lacotte nel 1972 divenne famoso per aver ritrovato peculiarità della primissima versione di Taglioni, e averla ripresa e inserita in repertorio, è alla versione danese che guardiamo noi due.

E ci sono alcuni aspetti che teniamo a sottolineare: è il balletto romantico per eccellenza, lo abbiamo detto; ha introdotto l’uso delle punte, aumentando la leggiadria della ballerina, sospinta verso l’alto rispetto al contatto con la terra, ha inserito l’Atto Bianco (quando danzano le Silfidi, tutte insieme e così tutte uguali da confondere James terribilmente… e anche questo è un aspetto della trama che ci piace mettere in evidenza: James si trova davvero a confronto con un irreale mondo e quell’eterea essenza di cui credeva essere innamorato, non è che una delle molte creature fatate di quel bosco! Da questo suo vacillare si innesca la tragedia), ma ha anche rivisto, particolarmente nella versione di Bournonville, la figura del danzatore maschile, caratteristica saliente della scuola danese.

Margherita fa tecnicamente notare, come nella coreografia manchi “il porteur”, cioè il ruolo che decisamente definiva i ballerini uomini: sollevare e spostare fisicamente la danzatrice. Nei passi a due si sfiorano, ma difficilmente lui solleva e ‘porta’ la ballerina.

Si racconta che la danza danese abbia sempre curato l’aspetto dei passi nella danza maschile, la velocità dell’esecuzione dei piccoli salti, l’elevazione (spazi ristretti dei teatri costringevano a lavorare sul verticalismo del passo e sulla varietà delle combinazioni dei piedi: fateci caso!).

L’altro aspetto di impatto molto moderno è la parte della strega: una mimica senza passi, tutta sulla musica. Difficilissima!!!

madge Gary Avis

Oh! – intercala Marghe che carica di borse affronta la via di casa a piedi, – ogni sera facevo mosse e facce e gesti diversi…. Non mi ricordavo mai!”. Ha l’affanno e bisogna comprendere.

Ora abbiamo praticamente distrutto uno dei balletti del repertorio ottocentesco, più classico che ci sia, interpretato a Parigi per la prima volta dalla prima ballerina italiana Maria Taglioni.

Romantico, mistico, poetico… un delicatissimo equilibrio fra la natura e l’innaturale ma fatato mondo delle silfidi.

No, no… Infondo devi vedere quando c’è la nebbia, soprattutto alla sera, o al mattino molto molto presto… qui è veramente un incanto!” – sospira; perché lei ci va, armata della sua macchina fotografica… silenziosamente immersa nella natura e coglie fiori bacche e farfalle.

Ora bisogna solo portare il suo motorino a riparare. E tutto tornerà nella giusta dimensione.

https://youtu.be/EmCreCRGQOQ (act I)

https://youtu.be/4XNi6IWUVQE (act II)

1988, Royal Danish Ballet (James is Nikolaj Hübbe)

coreografia: La Sylphide/Sylfiden by August Bournonville

https://youtu.be/fN7ZTbfmoZE  (storico, Eva Evdokimova)

https://youtu.be/CsSHOr_c3-w  (trailer, Opera di Bucarest)

 

Immagine Alice Pennefather

M & S (Margherita Mana e Stefania Sanlorenzo)

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