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Raccontare la danza sui social: tra trend e divulgazione

Nel 2014 nasceva Musical.ly, il social network che avrebbe dato origine all’attuale TikTok. Prima di assumere la forma che conosciamo oggi, fatta di contenuti di ogni tipo e di durate molto variabili, la piattaforma era dedicata soprattutto alla creazione di brevi video musicali: lip-sync, coreografie e balli.

Su TikTok, la danza e i trend musicali sono ancora oggi una componente centrale della piattaforma. La diffusione dei video brevi e delle challenge ha contribuito a rendere la danza ancora più social, trasformando passi e coreografie in contenuti facilmente replicabili, condivisibili e potenzialmente virali.

Un caso emblematico è quello di Charli D’Amelio, l’influencer con il profilo più seguito in assoluto su TikTok, con attualmente circa 160 milioni di follower, diventata famosa proprio attraverso i trend di ballo e successivamente protagonista di una carriera che ha continuato a intrecciare social media e danza.

Ma oltre ai balletti virali e ai profili dei ballerini che condividono allenamenti, spettacoli e backstage, esiste un altro modo di parlare di danza online.

Come viene raccontata oggi la danza sui social, in particolare in Italia?

Non soltanto attraverso chi balla davanti alla telecamera, ma anche attraverso creator, insegnanti, giornalisti e professionisti che utilizzano le piattaforme digitali per spiegare, analizzare e rendere più accessibile il mondo della danza.

Un caso interessante è quello di Serena Rainò, insegnante di danza diplomata all’Accademia Teatro alla Scala di Milano e content creator. Il suo percorso sui social è iniziato nel 2019 con contenuti legati agli esercizi di danza e all’allenamento, per poi allargarsi progressivamente alla danza, al teatro e alla sua quotidianità.

Si autodefinisce “Ballettomane digitale” e sul suo profilo trovano spazio contenuti dedicati alla storia della danza, ai grandi balletti e ai protagonisti del settore, ma anche video in cui porta il pubblico con sé a teatro o alle sue lezioni di danza, svelando i retroscena di un mondo che non si ferma all’area circoscritta del palcoscenico teatrale.

La sua particolarità è proprio questa: non tratta la danza come un argomento isolato, ma la utilizza come punto di partenza per parlare anche di teatro, cultura, territorio e vita quotidiana. Non a caso, in un’intervista a Life&People Magazine, ha raccontato il desiderio di rendere il teatro e la danza accessibili anche a chi normalmente non li frequenta, attraverso un linguaggio più vicino a quello dei social.

Un altro esempio analogo è quello di Lea Ballerina, ballerina professionista diplomata alla Ballettschule Theater Basel, che ha costruito attorno alla propria esperienza un vero e proprio ecosistema online. Il suo motto, “Semplifichiamo la Danza Insieme!”, riassume bene l’obiettivo del suo lavoro digitale.

I suoi contenuti si rivolgono soprattutto a ballerini, aspiranti professionisti e appassionati, ma alcuni format hanno raggiunto un pubblico molto più ampio. È il caso, per esempio, delle analisi dedicate ad Amici, nelle quali Lea non si limita a commentare una performance in base al proprio gusto personale, ma scompone le esibizioni parlando di tecnica, interpretazione, musicalità, partnering e qualità del movimento, cercando di fornire anche ai meno esperti strumenti per guardare la danza in modo più consapevole.

In questo senso, il social diventa qualcosa di più di una vetrina per una ballerina: diventa quasi una lezione di danza in formato digitale.

I social hanno creato nuovi modi di parlare di danza e di guardarla. Ballerini, insegnanti e content creator possono dialogare direttamente con persone che forse non avrebbero mai varcato la soglia di un teatro o di una scuola di danza, trasformando i social in uno spazio di incontro, divulgazione e confronto. La danza trova così una sua dimensione online che va ben oltre i balletti virali e i trend del momento: diventa un punto di incontro capace di aprire porte nuove e offrire prospettive diverse su un mondo spesso considerato erroneamente troppo complicato o elitario.

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