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Fredy Franzutti: ‘Romeo e Giulietta’ e il senso dell’arte. Qual è la dimensione temporale di questo “storico” balletto?


Il video è uno speciale: momenti estratti dal balletto “Romeo e Giulietta”, presentato al Festival Internazionale di Siracusa 2015 presso il Teatro G. Garibaldi di Avola (Siracusa), in tour per Il Balletto del Sud (anno di nascita, 1995), i cui interpreti principali della compagnia (10) diretta da Fredy Franzutti sono:

Martina Minniti, Alexander Yakovlev, Alessandro De Ceglia, Stefano Sacco, Federica Resta, Andrea Sirianni, Nuria Salado Fustè, Serena Ferri, Luca Rimolo, Daniel Agudo Gallardo.

https://youtu.be/V7fqXXgSAxQ

Esso è un buon video per chi ama e conosce la danza. Come per chi voglia avvicinarsi a questo mondo.

L’arte è come una immensa e invisibile parentesi iscritta nelle vicinanze della nostra vita, come nelle espressioni matematiche, per visualizzare il concetto. Vi passiamo accanto indifferenti, ci soffermiamo o ci immergiamo in essa. Possiamo trarne spunti, piccoli pezzi di essenza e riviverli a modo nostro. Possiamo sentirla come qualcosa che ci appartiene, alla stregua di altre parentesi.

In questo caso specifico apprezziamo alcuni dei momenti che sono strettamente legati al mondo della danza.

Il senso dello spazio, per esempio: il teatro come luogo che ci accoglie e già offre la propria bellezza, il palcoscenico (questo è raccolto per un balletto importante, sontuoso e difficile); il senso dei simboli in commistione con altre arti (scultura e pittura): le scene realizzate da Francesco Palma richiamano i dipinti di Giotto, Piero della Francesca e Cimabue e sottolineano il senso narrativo del balletto sospendendolo in un tempo scenico fuori dalla nostra dimensione reale, che pure nelle chiavi di lettura di Franzutti, richiama sempre alla modernità.

Infine vediamo il lavoro che si svolge dalla lezione alla messinscena.

Da quelle mani che mimano la combinazione dei passi, che i ballerini dovranno eseguire, per memorizzarla (la danza ha una memoria corporea); dal ritmo cadenzato di una musica fatta per gli esercizi alla sbarra o al centro a quell’altra musica di Prokofiev che inebrierà lo spettatore, in un lungo lento procedere verso la tragedia, ma attraverso istanti di dramma molteplici e differenti.

Romeo e Giulietta è un balletto complesso, molto carico. Ha momenti di elevata poesia e intenso virtuosismo, altri più ostici. Tocca tutte le passioni umane, eppure la sua lettura non è scontata. Shakespeare? Verona? O antiche parole, altri amanti giovani e traditi dal mondo, la cui storia è nascosta in pagine di un manoscritto più vecchio, forse proprio italiano?

Costumi medioevali di stoffe e colori che segnano un tempo narrativo specifico, o solo il fasto o le fazioni, le divisioni di uomini uguali ad altri uomini, ma che si odiano. L’odio senza un perché e l’amore con il suo unico significato, che nel passo a due della cripta trova quel lirismo che merita.

Quattro giovani: Romeo Giulietta Mercuzio e Tebaldo, quattro storie che possiamo raccontarci anche oggi.

Un balletto con una delle più belle “polonaise” (il passo di danza si rifà al minuetto come genere musicale e di ballo), che però necessita di una grande profondità di campo: la ‘Dance of Knights’ è un tema ripreso nel balletto e coreografato in stili poi molto differenti, sempre riconoscibile.

 

Fredy Franzutti non delude nelle sue rivisitazioni di classici del repertorio. I ballerini del Balletto del Sud sono ben seguiti e si apprezzano nella scelta coreografica e degli ensemble, nelle personali doti tecniche.

Questa non è la prima versione, che debuttò nel 1998, e fu trasmessa in TV il Natale del 2010; ripresa ora per una tournée nazionale invernale, stagione 2015-2016.

Franzutti, tra l’altro, nel 2006 aveva rivisitato la breve partitura di Ciaikovskji (1880), cor. Serge Lifar, meno conosciuta di questa tradizionale di Prokofiev. Si tratta di un piccolo cameo incentrato su continue entrate e uscite di scena dei due interpreti principali del dramma.

Interessante se scorgiamo l’alone di mistero, la polvere del tempo che ricopre questo balletto: pensate che il suo esordio risale al 1809, e il finale era diverso: finiva bene!!! Quante volte, leggendo Shakespeare, avremmo desiderato “quel risveglio in tempo di Giulietta”?

Dunque è il tempo il vero protagonista. Esso si insinua fra le scelte degli uomini e il tempismo delle stesse e distrugge (o salva) i destini. Tutto rimane in sospeso nonostante o in contrasto con la forza narrativa della coreografia e la ricchezza dei costumi e la dimensione scenica.

Da quel lontano anno ci fu un grosso vuoto temporale poi seguirono diverse e molteplici coreografie. Fino a oggi.

Bellissime Giuliette e delicati o passionali Romeo… quante Etoile hanno interpretato i ruoli degli amanti per eccellenza.

La versione originale di Lavrovskij è del 1940, quindi più vicina a ciò di cui stiamo parlando, poi ci fu quella di Grigorovich in Unione Sovietica, poi in Gran Bretagna, e poi in Italia… di Cranko, di Mac Millan e di Nureyev. Anche Béjart (1966) si cimentò ma sulla musica di Berlioz (1939). Pochi forse conoscono la versione praghese, con regia di Peter Weigl e coreografia di Mistislav Koura, se non una grande intenditrice come Vittoria Ottolenghi.

Perciò, abbandonando la storia della danza, che però aiuta a comprendere le vere potenzialità del repertorio e delle coreografie… Che riporta alla conoscenza storie nel tempo che al tempo sfuggirebbero, tutto torna perché questo è il senso dell’arte e Fredy Franzutti ha dimostrato più volte nel repertorio della sua Compagnia di comprenderlo appieno.

Prime date vicine (successive a quelle passate di novembre) saranno 5 e 6 dicembre 2015 al Teatro Politeama Greco di Lecce. Arriverà anche a Torino, presso il Teatro Nuovo il 17 e il 18 dicembre 2015, mentre si proietterà nel nuovo anno a Foggia il 14 gennaio 2016.

https://youtu.be/J5fk0SExffQ (prove e commenti) da Salentowebtv Lecce.

Ph. dal web (novembre 2015)

Stefania Sanlorenzo

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