Akeeba Backup for WordPress requires PHP 7.2.0 or later but your server only has PHP 7.1.11. RESILIENTE COME…UNA SCARPETTA DA PUNTA? | IoDanzo - Portale indipendente sul mondo della danza

Sei una ballerina. Si proprio tu. Ti cimenti costantemente con sfide rivolte verso te stessa, verso i compagni, verso le insegnati e magari anche a casa le cose non sempre vanno come vorresti. Conosci bene lo stress, ti sei abituata ad averci a che fare ogni giorno. Eppure ci sono momenti in cui davvero ti sembra di non reggere più, che tutto stia andando proprio come non vorresti che andasse. Anche in aula di danza quella pirouette proprio non vuole chiudersi trattenendo la discesa, quel developpè è sempre più basso della tua compagna, la parte che volevi, quella in prima fila, anche questa volta non ti è stata assegnata oppure un brutto infortunio ha bloccato la tua carriera e tutti gli sforzi enormi, i sacrifici, le rinunce che hai fatto ti sembra non siano servite a nulla.

Posso solo immaginare quanto sia difficile. Ma non sei sola.
Guarda le tue scarpette. Amiche e nemiche, compagne di tanti momenti. Lacerate dall’uso, piegate dalle mezze punte alte, sformate dai salvapunte e a volte anche macchiate a causa delle bolle che hai sulle dita dei piedi. Non mollano. Forse proprio perché usate sono ancora più interessanti e per te hanno senz’altro un valore speciale. Proprio come ogni paio che hai avuto. Proprio come ogni nuovo paio che avrai.
Eh si…sarà il loro raso, il gesso, la mascherina alta….il colore….i materiali.
Già i materiali….da loro sai si può imparare parecchio. Oggi parliamo di RESILIENZA.
In ingegneria essa è definita come la capacità di un materiale di resistere a forze dinamiche, urti, fino al raggiungimento di una tensione in grado di deformarla in modo permanente. Esiste una capacita degli esseri umani e di alcuni di essi in particolar modo, di saper trasformare un evento critico potenzialmente destabilizzante in un motore di ricerca personale che consente di riorganizzare positivamente l’esistenza grazie all’avvio di un progetto di vita capace di integrare le luci con le ombre, la sofferenza con la forza, la vulnerabilità con la capacita di riorganizzarsi e di ampliarle le proprie risorse a secondo dei bisogni. La riorganizzazione del proprio percorso di vita, la possibilità di trasformare un evento doloroso o più semplicemente stressante in un processo di apprendimento e di crescita incontra il tema della resilienza. Nella storia dell’umanità non mancano esempi di gruppi umani e persone che nonostante abbiano vissuto condizioni o situazioni di vita sfavorevoli sono riusciti a resistere, a far fronte, a trasformare, integrare e costruire una resilienza personale e collettiva.
La letteratura sulla resilienza a partire dai primi lavori pionieristici di Emmy Werner ha cercato con successo di individuare cosa caratterizza gli esseri umani resilienti, quali sono i fattori protettivi e i percorsi che permettono l’avvio di processi positivi quando si incontrano condizioni di vita eccezionalmente critiche o si e messi di fronte ai difficili problemi della quotidianità. Gli studi di Wagnild e Young (Wagnild & Young, 1993) e molti altri (Benard, 1991; Rutter, 1985), (Cramer, 2000) sui tratti resilienti hanno messo in luce una serie di qualità resilienti quali l’autostima, l’autoefficacia, il locus of control interno, la motivazione, la progettualità, il pensiero critico e creativo, la flessibilità, l’empatia, la chiarezza degli obiettivi, la tenacia e molti altri.

Allenandoci alla sbarra, ricercando l’equilibrio e il piazzamento al centro, sfidando la gravità nei salti e la forza centrifuga con le pirouettes in fondo facciamo proprio questo. Ogni giorno lavoriamo sulla nostra autostima, validiamo l’autoefficacia, cerchiamo motivazioni sempre nuove entrando in empatia con compagni ed insegnante, avendo cura di riconoscere le critiche costruttive per raggiungere un miglioramento costante. Anche per questo entrare in sala significa lasciare tutti i pensieri fuori e farsi trascinare dalla passione che cavalca la musica, uscendo, al termine della lezione, stanche ma rigenerate. Difficile spiegarlo a chi non prova, ma forse questo breve articolo può aiutare anche loro a comprendere…. E può ricordarti che basta uno sguardo a quelle scarpette per riconoscere la tua meravigliosa capacità di attingere alle tue risorse per far fronte ad ogni bisogno!

 

A cura della Dott.ssa Melissa Balbo
Psicologa – Specializzata in Psicologia dello Sport
Diploma biennio specialistico presso Accademia Nazionale di Danza

mail: psicologianelladanza@iodanzo.com

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