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di Stefania Sanlorenzo

 

Una delle cose belle da portare con sé dal 2016 a questo nuovo anno appena iniziato, è sicuramente “La Bella Addormentata”, il balletto della celebre Trilogia di Cajkovskij dall’originale di Marius Petipa. L’ho ammirato di recente, firmato dal famoso coreografo di Valencia, NACHO DUATO, e andato in scena dal 17 al 22 di dicembre 2016, al Teatro Regio di Torino, con lo Staatsballett Berlin come compagnia di balletto.

Per tutti coloro che conoscono molto bene il balletto, di questa versione sottolineo che la riscrittura coreografica, supportata dalle scenografie e dalla mirabile interpretazione del Direttore d’Orchestra, il Maestro Pedro Alcalde, che dirige l’Orchestra del nostro teatro, si discosta decisamente dall’originale, pur mantenendone la drammaturgia e certamente dal lavoro meticoloso e prezioso della versione andata in scena al Teatro Alla Scala di Milano (2015). Ve ne parlammo della puntuale trascrizione, molto fedele e ricercata, del talentuoso Alexei Ratmansky.
Il confronto fra i due allestimenti nasce (e qui si chiude) dal significato stesso della fiaba e del balletto originale, le cui peculiarità sono davvero molte e tante in senso stilistico: perciò se la versione della Scala in coproduzione con l’ABT ha puntato sulla ricostruzione della notazione originale, qui si parla di una rilettura contemporanea dei classici: lo stile di Duato s’insinua con un sentire personale nella tradizione, rispettandone l’eleganza, ma addolcendo l’accademismo con il ‘danzato’.

Sono stata molto fortunata perché ho potuto assistere alla PROVA GENERALE aperta a un pubblico ristretto. Non è stata una decisione semplice perché era l’unica prova per la PRIMA COMPAGNIA, con l’étoile Iana Salenko, che desideravo vedere dal vivo da molto tempo, e il coreografo era perplesso.
E’ andata bene!

Così mi sono ritrovata all’ultimo minuto immersa in un’atmosfera da fiaba completamente rispolverata della patina del tempo, che normalmente va a connotarla in modo meraviglioso. Qui tutto era brillante, luccicante a partire dai costumi: preziosi e sontuosi, quelli lunghi da ballo a corte, in bianco e oro; mentre i tutù e le casacche erano impreziositi di punti luce fredda su toni delle stoffe che al bianco sparato, accostavano rosa e azzurri, verdi, impeccabilmente appena usciti dalla sartoria.

A caldo appuntai questa mia impressione: “Una Bella Addormentata effetto caramella, tinte pastello, rosa e verde prato, per una produzione fresca e molto danzata, arricchita da una scenografia di gradevole cornice. Una FIABA in cui la MUSICA con ampio respiro conduce le danze”.

Sono rimasta fedele alla spontanea sensazione…. cui ne sono seguite altre.
Le scene successive hanno continuato a inserire brani danzati di gruppo (molti al maschile, il che è sempre un’ottima scelta), belle file, cerchi, diagonali e geometrie pulite; il verde è diventato tinta acqua, e https://Meet-Babes.com sono comparsi più tutù, anche lunghi.
La storia si è dipanata come la conosciamo (da quella di Perrault in avanti).

Le variazioni sono cambiate nei passi. Richiami nei port de bras, nei piccoli salti, negli adagi del corpo di ballo portavano tutti la firma del coreografo e penso proprio, come dicevo, del suo sentire. Nacho “ha danzato” ‘La Bella’; si è lasciato trasportare dalla musica e ha montato i passi non secondo il canone cui siamo abituati. Secondo quel magico effetto che l’arte dovrebbe comunque trasmettere, per colpire la nostra percezione sensibile. Anche il cuore sente. E ci si lascia andare.

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A tutto questo si è aggiunto il mio “dietro le quinte”, rendendo l’esperienza unica, come capita in TEATRO.

La sarta che agitatissima risponde solo con “Nein, nein!”, poveretta, mentre la cosa mi apre il cuore, perché la perfezione non è l’unicità da cercare.
La scenografia è di grande effetto. Le quinte scendono, salgono, mutano e riprendono le atmosfere secondo i momenti della fiaba che rimane sontuosa nell’immaginifico fiabesco che a mio parere prevale a livello danzato.

Désiré passeggia davanti a Iana-Aurora, così minuta e delicata, che esegue la sua variazione: è disinvolto ma ha chiaramente sbagliato l’uscita e non può più fare il giro da dietro.
Diverse volte il coreografo dà lo “Stop!” E poi confabula con il direttore d’orchestra….: dal tum tum, al piri piri… “Ascolta!”, risponde il maestro in inglese, spagnolo, e un vago accenno di tedesco, se si rivolge ai ballerini fermi in scena. Non so… la mia gentile accompagnatrice è la traduttrice per la parte tecnica, perciò io ho il piacere di conoscere chi ha allestito “il cantiere” in sicurezza, bellezza ed effetto ricercato. Tutte quelle figure fantastiche che non vedrete mai danzare in scena.
Comunque si erano persi un tuum più lungo, per amor di precisione, nell’attacco.

La variazione dell’Uccellino Azzurro ha un intoppo clamoroso. Sorrido, non per l’intoppo, ci mancherebbe, ma perché il mio “Oh, mamma!” è arrivato sovrapposto allo stop di Nacho. E che sarà mai! Da capo! Splendidi: bellissima la posa in chiusura del pas de deux.

Carabosse imponente.

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Brava la Fata dei Lillà.
Le favole come da copione, molto apprezzate dal pubblico.
Delicato adagio di Aurora.
Tutto è morbido, legato.
I ballerini danzano e la musica riempie il Teatro.

Onestamente io ho amato le braccia del Direttore d’Orchestra che esaltavano nella loro evidente presenza scenica, dal podio, la musicalità di una vera e propria fiaba in danza: ariosa, corale e ballata.

Nacho Duato parla al microfono, la terza fila sotto di me, in linea, e a me sembra che il balletto nasca in quel momento davanti ai miei occhi. E lascio che sia così.

Poi vado sul palcoscenico, vedo da vicino quelle quinte speciali che come un QUADRO hanno incorniciato quasi tutto il BALLETTO.
E so, ancora una volta, che passano gli anni per me insieme a tutto, ma la DANZA e il BALLETTO sono fra le elette cose immortali, che possono contraddistinguerci anche in un MONDO oppresso dalle contraddizioni che nel tempo, errore su errore, ha creato.

La bellezza esiste. Non sai quando la incontrerai, se e come…. ma è un dovere esemplare trasmetterla con il proprio lavoro.

Applausi

foto Yan Revazov, grazie

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