Akeeba Backup for WordPress requires PHP 7.2.0 or later but your server only has PHP 7.1.11. Tecniche di danza moderna. Intervista a Kenneth Topping | IoDanzo - Portale indipendente sul mondo della danza

Continua la collaborazione tra iodanzo.com e il progetto ‘Tecniche di danza moderna’, creato da Caterina Rago. Il corso accademico partirà a settembre e finirà a luglio 2017. Docenti americani di altissimo livello insegneranno a Roma, nella sede dell’Accademia Nazionale di Danza, i metodi Graham, Limon e Horton.
Oggi vi presentiamo la nostra intervista a Kenneth Topping.

Come è nato l’amore per la tecnica Graham?
Ero al college, iscritto alla facoltà di medicina. Prima di intraprendere la carriera in questo campo, desideravo esplorare altri soggetti che mi interessavano e frequentare classi che suscitavano la mia curiosità.
Mi sono iscritto, dunque, ad una classe di danza moderna ed immediatamente ho sentito un risveglio interiore, un’immensa catarsi emozionale. Sembrava di essere in un luogo familiare. Sensazioni mai provate prima di allora. Era come se qualcuno avesse sollevato il coperchio di una pentola d’acqua in ebollizione e liberato anni di vapore intrappolato. Dopo un semestre mi sono iscritto ad un laboratorio con un insegnante che aveva appena lasciato la Martha Graham Dance Company, Moss Cohen. Questo mi portò ad una lezione tenuta da Marta Graham, segnando così l’inizio della mia carriera all’interno della Martha Graham Dance Company, che durerà circa un ventennio.
In principio le mie lezioni Graham e il mio lavoro presso la Compagnia sono stati una specie di psicoterapia. La danza mi ha permesso di esprimere le mie arti, che si trovavano nascoste da qualche parte nel mio corpo e nella mia mente. Sono venuto in contatto con un mondo interiore, un universo inesplorato, un mare di emozioni.
Grazie alla profondità e al dramma presenti nella tecnica e nelle coreografie di Martha Graham ho sperimentato una grande catarsi emotiva. Emozioni non identificate e sentimenti repressi sono stati finalmente liberati.
Questo è quando la mia identità da giovane ragazzo cominciò a prendere forma. Questo è stato il mio inizio. L’inizio della mia passione per la tecnica e il lavoro di Martha Graham. Una passione che continua ancora oggi.

Ha temuto di essere troppo grande per iniziare il suo percorso di studio e invece… Dunque quando iniziare a suo parere? A che età? Pensa che sia una buona scelta, per un danzatore avviato al suo percorso di formazione, affiancare da subito una tecnica come quella della Graham allo schema accademico del repertorio classico?
Generalmente, i ballerini di danza moderna possono iniziare la formazione anche in età più avanzata (nel mio caso ho cominciato all’età di 19 anni) al contrario dei ballerini classici, per esigenze e richieste del corpo differenti. Con la danza classica, le ossa ed i muscoli devono essere sagomati e formati quando il bambino è ancora in crescita per raggiungere un’estrema rotazione delle gambe e flessibilità della colonna vertebrale. Nel mondo della danza di oggi è quasi necessario avere una formazione tecnica classica e moderna in quanto i coreografi contemporanei utilizzano nei loro lavori elementi estratti da entrambe le tecniche.
Questo è uno dei motivi principali per cui è consigliabile includere la tecnica di Martha Graham nella formazione di un ballerino, utile per ampliare l’artisticità, e comprendere il senso di profondità e di dramma in ogni lavoro a cui si avvicinerà.

Ritiene che in Italia la cultura della modern dance e post modern dance, nella sua evoluzione contemporanea, abbia un suo pubblico fedele?
Durante il mio lavoro con la Martha Graham Dance Company (1984 – 2004) abbiamo girato in tutta Italia per molti anni e il pubblico italiano e’stato il più entusiasta di qualsiasi altro paese. Gli italiani sono appassionati del lavoro di Martha Graham.

A livello di studio, in Italia, ritiene che ci siano scuole con competenze specifiche per tecniche di “danza moderna”? Tralasciando il modern jazz ma concentrandoci sull’ambito contemporaneo: Graham, Limon, Horton… Hanno tutti uno o più punti in comune cioè il senso del movimento come matrice dell’espressività danzata, è corretto?
Graham , Horton e Limon provengono tutti dalla tradizione della danza moderna americana, quindi possiedono molti punti in comune, cominciando dal fatto che tutte e tre derivano da uno spirito di ribellione e di esplorazione.
Inoltre, altri sono gli elementi che si possono riscontrare in queste tecniche: il ballare a piedi nudi, il pavimento come partner nella danza, l’utilizzo della gravità per trovare il contatto col pavimento, mostrare lo sforzo e lotta anziché nasconderlo come avviene invece nella danza classica, e, tra le più importanti di tutte, l’uso espressivo del tronco con la contrazione e il release in connessione con il respiro.
Naturalmente, a seconda della visione del coreografo si possono identificare differenze di stile e temi.

Come lo insegna questo approccio al movimento? Quali sono le basi, in breve, di questa tecnica, che parte dal movimento in senso puro e pieno?
La tecnica di Martha Graham è nata dal corpo di Martha Graham: il suo impulso, il suo istinto, il suo movimento. È da qui che tutto ha inizio. La tecnica deriva dalla fisicità della donna e per tale motivo, nei primi 10 anni della sua carriera, la sua compagnia di danza era composta da sole donne.
La tecnica si basa sulla contrazione e il release, sul contatto col pavimento, vicino alla terra ed utilizzando la naturale apertura dei fianchi, uniche del corpo femminile. E’ dunque fondamentale avere questo in mente quando ci si approccia a questa tecnica e alla sua origine.
Solo dopo 10 anni, Martha ha invitato un uomo a far parte della compagnia come suo partner di danza. Questo era Erick Hawkins, ballerino con forte formazione classica e che ha inserito nella tecnica alcuni elementi maschili.

Parliamo del 1984… Che impressione, che emozioni e aspettative ha provato a stare vicino a Martha Graham?
Quando sono entrato in compagnia nel 1984, Martha aveva 90 anni. Aveva appena finito la coreografia “La sagra della primavera”, un importante traguardo. Lavorare con lei è stato come essere all’interno di un tornado, circondato da enormi venti.
Presupposto fondamentale per lavorare con Martha era l’onesta nel movimento, impegno e passione per esso: la completa devozione a lei e al suo lavoro.
Durante le nostre improvvisazioni, ci guardava attentamente ed era in grado di rilevare la falsità e quando ciò accadeva ti chiamava fuori.

Che cosa vuole trasmettere di tutto ciò oggi? Qualcosa che magari vada oltre la tecnica…
Martha mi ha insegnato a stare in piedi sulla terra, a rivendicare il mio posto sul palco per rivelare me stesso e ad essere sincero nella mia espressione.

Qual è il rapporto fra musica e danza? Ci dice una coreografia che hai amato particolarmente?
La musica e la danza sono partner. A volte la musica detta il movimento. A volte il movimento detta la musica. A volte la musica è di sfondo. A volte la musica è in primo piano. Martha ha integrato musica e movimento per comunicare la storia, l’emozione, l’ esperienza di un individuo. Ha combinato i due, per raccontare una storia nel modo più potente che conosceva.

Cosa l’ha spinta a prender parte al progetto di Caterina Rago?
Amo la danza. Amo la tecnica e la coreografia di Martha Graham. Sono lieto di avere l’opportunità di condividere la mia passione e la mia esperienza con gli altri, in particolare in Italia dove so che la cultura è in armonia con il temperamento e il dramma di Martha.

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